Lunga vita alla deglobalizzazione !

Michel Santi

La globalizzazione è giunta alla fine, come lo testimonia chiaramente la caduta dei movimenti finanziari. Niente di cui pentirsene. 

La globalizzazione è morta: lunga vita alla deglobalizzazione ! In effetti, se il Brexit non è stato (fortunatamente) il cataclisma che molti analisti prevedevano, si tratta della manifestazione più spettacolare della fine del regno della globalizzazione. Una rivolta echeggia effettivamente – sui Paesi occidentali – dopo la crisi degli anni 2007 e 2008, sorda all’inizio ed in seguito sempre più visibile nei confronti delle élites.

Mentre le élites al potere conseguivano spesso vittorie elettorali nei Paesi democratici, se esse si fossero decise a presentarsi, avrebbero perso le elezioni quasi sistematicamente dal 2008. Questa ribellione democratica nei confronti della classe dirigente non è niente di ideologico, poiché riguarda sia la sinistra che la destra del mondo affaristico. Questa è il risultato di una crescita mondiale anemica, essa è la secrezione della stagnazione secolare, che ha compresso, l’attività economica mondiale da un tasso medio del 3,5% prima della crisi, al 2% di oggi.

Un’impostazione manifesta di concorrenza scorretta

Del resto, il solo Paese che sembra tragga profitto dal gioco con un tasso disoccupazionale inferiore al 5% – ovvero gli Stati Uniti – subisce egli stesso un’erosione dei redditi poiché la massa dei lavoratori non beneficia di alcuna progressione salariale. Per quanto riguarda la Germania, essa si ritrova in una posizione di manifesta scorretta concorrenza poiché il miglioramento dei suoi fondamentali economici, non ha potuto prodursi che sul sudario di altre economie europee. In breve, un sentimento di recessione generalizzata regna sull’occidente, dove l’anello debole è l’Unione Europea che ne ha subiti due dal 2008!

Le banche centrali per addolcire la crisi

Di fronte al fiasco degli esecutivi al potere, e ad una crescita a metà, le banche centrali hanno dovuto invadere sempre di più il terreno economico al fine di tentare di addolcire, una crisi suscettibile di degenerare sul piano politico e sociale. La loro creazione monetaria, tuttavia, ha ben potuto essere proficua per la classe più abbiente – che si è arricchita in precedenza attraverso la progressione della valorizzazione degli attivi di borsa, titoli obbligazionari ed immobili – che rispetto a coloro che ne avevano realmente bisogno. Considerando che sono i ricchi ed i benestanti ad essere i felici detentori di questi attivi, sono loro che approfittano di questi gettiti di liquidità delle banche centrali, avendo avuto per effetto (involontario), quello di accentuare le ineguaglianze. Mentre, sul piano mondiale, il numero dei miliardari si è duplicato dal 2008, quando le capitalizzazioni borsistiche sono aumentate di più del 100% sul numero dei posti, la progressione dei redditi delle classi medie e più povere è stata simbolica, quindi, quando ha avuto luogo! È in base a questa misura che bisogna analizzare il Brexit, che non fu che un plebiscito contro le élites, contro i cittadini, contro i laureati, in breve contro tutti coloro che hanno beneficiato della globalizzazione, dell’apertura delle frontiere, della libera circolazione dei beni e dei capitali…

Crollo dei flussi dei capitali transfrontalieri

Noi assistiamo dunque da qualche anno al fenomeno inverso che consiste per gli Stati, per le banche e per il numero delle istituzioni fino a poco tempo fa globali, ad un movimento di ripiegamento all’interno delle loro frontiere nazionali. Il segno di questa fragilità mondiale risiede nel crollo dei flussi dei capitali transfrontalieri dal 16% del PIB del 2007, all’1,6% di oggi (secondo un rapporto della banca d’Inghilterra). Sia un ritorno agli anni ’80 che riguarda evidentemente la crescita globalizzata proporzionale, poiché essa è direttamente correlata, al flusso transfrontaliero di capitali. Questa globalizzazione che ha tolto dalla povertà i Paesi emergenti, ha dunque allo stesso tempo impoverito le classi medie occidentali.

Perché – noi, gli italiani o i greci – dovremmo essere favorevoli ad una globalizzazione che ha disfatto il nostro tessuto sociale e provocato la perdita del nostro livello di vita? Il Brexit perviene dalla crisi del 2008, essa stessa frutto avvelenato della globalizzazione. Quanto al messaggio proveniente dal Brexit, è chiaro e limpido : i dirigenti politici di domani dovranno innanzitutto e in priorità alleviare gli abbandonati per conto della globalizzazione.

Michel Santi

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