02 Marzo 2021

“La Grande Poste du Louvre” si inventa una vita a 5 stelle

La Poste

All’angolo delle vie “du Louvre” e Etienne Marcel, il solo ufficio postale di Parigi aperto tutta la notte, lascerà spazio, inizio 2022, ad un complesso composto da uffici, negozi, ma anche da un hotel di lusso. Il suo fondatore e direttore artistico, l’imprenditore iconoclasta Laurent Taïeb, ce ne parla di più.

La prima fase del cantiere della “Grande Poste”, si è appena concluso. Rue du Louvre, ad angolo con le vie Etienne Marcel e Jean-Jacques-Rousseau, Dominique Perrault, l’architetto della BnF, ha consegnato un luogo “dedicato ai nuovi usi delle città di oggi”, firmando la sua opera del suo color feticcio, il nero. “È il colore chic francese”, se ne rallegra Laurent Taïeb, fondatore e direttore artistico del cinque stelle che dovrà aprire nel gennaio 2022, in questo isolotto architetturale, dove si installeranno inoltre degli uffici, dei negozi, un asilo nido ed il più grande commissariato di polizia del 1° municipio di Parigi. Un cambiamento radicale di destinazione per questo palazzo della posta, così caro ai parigini.

Si trattava del solo ufficio postale francese ad essere aperto tutta la notte. L’agenzia era preziosa, per coloro che effettuavano in extremis le pratiche amministrative con termine ultimo la data della sua dichiarazione o il pagamento delle imposte…nel XIX secolo, l’architetto Julien Gaudet, aveva ripreso i codici del barone Haussmann, per disegnare il suo impressionante blocco di pietra, ospitante 32.000 m2 di immensi palcoscenici, di impressionanti strutture metalliche fatte di arcate, travi e tralicci, e l’atelier centrale, in una vetrata.

Le Figaro ne parlava già il 14 luglio 1888: “Sorpresa: questa mattina, alle 8, tutti i servizi senza eccezione, delle poste e telegrafi della città di Parigi, funzionano presso il nuovo Hotel delle Poste. Si tratta di un vero e proprio evento”, si legge nelle “Nouvelle diverses”. Poi, il 25 luglio, in un nuovo articolo: “Al di là del pubblico speciale che va alla posta per spedire le sue corrispondenze e saggi, toccare od inviare dei mandati, redigere i propri telegrammi, ecc., numerose persone, visitano da qualche giorno l’Hotel de Poste, nel solo scopo di soddisfare la propria curiosità, (…). Di fatto, lo spettacolo, è di un innegabile interesse.”.

Il futuro “Grand Hotel de la Poste”, vuole anche sorprendere, mescolando i turisti, così come gli abitanti di Parigi. Casco avvitato sulla testa, Laurent Taïeb, ci guida su ciò che è ormai il suo cantiere, partendo dal sotto suolo, “come se andassimo a consegnare l’hotel ed il ristorante”, commenta. “Si tratta di qualcosa di abbastanza magico. Vi sono dei veri binari di consegna. Questi sono degli spazi totalmente disproporzionati, rispetto a ciò che un hotel in piena Parigi, potrebbe offrirsi, ma sono questi, degli spazi, che beneficiano a tutte le altre attività”.

Eccomi all’angolo della corte Gutenberg. “Poche persone la conoscono, poiché essa era occupata, da una rampa sempre piena di camion. Si tratta di una via privata nella quale noi andiamo ad installare i tavoli della brasserie. Ottanta metri di lunghezza, esposti sud-ovest. Ci resteremo come in un’oasi di pace”, promette egli.

L’ingresso dell’hotel è minuscolo. “È una vera e propria scelta. Volevo che davanti l’immensità di questo palazzo, le persone entrassero da una porta trafugata, in una maniera estremamente discreta. Dei portinai vi accolgono. Ed a partire dal momento in cui vi mettete piede, lo spettacolo comincia”.

Il palazzo non è classificato. Ma i volumi sono magnifici: otto metri di altezza, sotto dei soffitti iscritti all’inventario supplementare dei monumenti storici. Nel pianterreno di 300 m2, è stato costruito un bar per contenere un centinaio di persone, ed una brasserie di all’incirca 80 coperti. “Ne voglio fare un luogo di vita completamente pubblico, aperto dalle 8 alle 2 del mattino”. Un lietmotiv per questo imprenditore iconoclasta che si lancia nell’universo dell’alberghiero, dopo aver creato dei luoghi di vita divenuti iconici nella ristorazione parigina: il caffè “du Trésor” nel Marais, Bon, rive gauche, Lô Sushi, divisorio di Champs-Élysées, Kong, alla sommità di Samaritaine. “Ciò che noi creiamo qui, corrisponde ad un nuovo tipo di consumazione. Non è solo una notte d’hotel, non si tratta solo di un bar, è un insieme”, spiega egli.

Un giardino sul tetto

La storia riaffiora. Al pianterreno, “Dominique Perrault, non ha praticamente toccato nulla. Si è giusto autorizzato una reinterpretazione delle facciate di vetro”, sottolinea il nostro ospite. Degli artigiani d’arte sono all’opera: gli atelier Gohard per le patine, Lachapelle per le disposizioni d’epoca, Mathieu Lustrerie per le luminarie d’eccezione. L’ascensore si eleva verso la modernità. Novantatré camere, di cui undici junior suite occupano il terzo piano, nella collocazione delle edicole, piccole capanne di locali tecnici che l’architetto della BnF, ha eliminato.

Il corridoio sposa i contorni delle quattro strade che formano l’isolotto. Quarantanove camere, si propongono su di un interno, pensato come una corte all’italiana, con delle logge a quinconce, abbigliate di retine di ferro “vegetalizzato”. Altre trentatré camere sono rivolte all’esterno verso il complesso museale dei tetti di zinco e monumenti della capitale, di cui l’estetica brilla, come in un dipinto, nell’inquadramento delle finestre. La 380, con vista sulla torre Eiffel, è concepita come un atelier d’artisti con un’altezza dal soffitto, variante da 3 a 4,20 metri e dei lucernari sotto le rampanti. Una camera spaziosa, 35 m2, ovvero dieci più della più piccola, e dieci di meno delle suite, evocano dei piccoli loft.

In quest’ultima categoria, la più spettacolare è la 347: un grande ingresso, un piccolo salone, che si affaccia su una vasta camera, da cui le vetrate fanno scorgere la singolare bellezza dei tetti della vecchia Parigi, brillanti, sotto il cielo variabile ed i suoi monumenti. Il letto sarà nell’asse tra Notre-Dame ed il Pantheon. Tra le mura ancora bianche e le travi di metallo nero, non c’è ancora nulla. Ma “ciò sarà molto caloroso” – promette Laurent Taïeb – “Ci sarà molto legno, un parquet in quercia, dei tessuti sui muri. Le varie valutazioni si faranno quando si avrà la camera testimone, in fine febbraio”. Un ristorante vasto e luminoso apre su di un patio di legno e di metallo “vegetalizzato”, coperto di pannelli solari. Non è prevista una piscina, ma uno spazio benessere, e delle tariffe sorprendentemente abbordabili per un 5 stelle, “a partire da 380 euro la notte”. Il clou della visita, si trova sul tetto. Questo “rooftop”, si annuncia come il prossimo spot della capitale. Si tratta di un giardino sospeso di 1.000 m2, 70 alberi, dove vi saranno dei divani, dei cuscini, dei tavoli, delle sedie a sdraio. E questa vista, incredibile, sulla chiesa di Sant’Eustachio, le terrazze derubate, la Borsa del commercio trasformata in museo privato per la fondazione d’arte contemporanea di François Pinault. Ci immaginiamo di prendere un aperitivo, di accomodarci per ascoltare un concerto…Parigi è una festa.

Giovanni D'Avanzo

Giovanni D'Avanzo -

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