La deriva dei paesi emergenti

Michel Santi

Uno dei più grandi perdenti – fino ad ora – del 2018, il Peso argentino, ha guadagnato quasi il 20% rispetto al dollaro. Seguito dalla lira turca e dal rublo russo. Sembrerebbe che il peccato originale dei paesi emergenti sia pronto a trasformarsi in una punizione di Sisifo: tali paesi ripetono sempre lo stesso errore, vale a dire l’aumento della massa monetaria come anestetico per evitare riforme strutturali. In Argentina, il governo Kirchner ha aperto un divario monetario di quasi il 25% dei P.I.L. nazionale, accompagnato da una inflazione galoppante. L’obiettivo è porre in essere un tentativo di chiudere le lacune finanziarie fornendo liquidità.

Ricche della loro diversità, le nazioni emergenti rispondono tutte allo stesso modo non appena hanno l’opportunità di utilizzare formule alternative invece di porre in essere riforme urgenti e inevitabili. Le nazioni emergenti sono pronte a emettere debito in quantità fenomenali per sostenere e finanziare il loro stile di vita … sperando che il ritorno della crescita, combinata a un costo nominale della moneta modico, permetterà loro di riempire la loro indisciplina monetaria.

Esse, purtroppo, cadono sistematicamente nella trappola di un dollaro e di costi di finanziamento bassi – quindi di una liquidità abbondante globale nei mercati obbligazionari – ma le loro economie si ritroveranno rapidamente devastate quando quel rubinetto farà finta di chiudersi.

È necessario ricordare i dolorosi episodi di crisi acuta in America Latina e nel Sud-Est asiatico? Quando i leader di tali paesi capiranno finalmente che gli investitori internazionali sono volubili, ingrati e avidi e che – in altre parole – il finanziamento dei loro deficit con afflussi – per definizione – di liquidità temporanea è solo una bomba ad orologeria? Oggi il crollo del Peso (e le sostanziali cadute di altre valute emergenti) dovrebbero risuonare agli occhi dell’osservatore attento come un avvertimento di una tempesta che sta minacciando queste nazioni e regioni.

Il rubinetto che lascia fluire generosamente dollari a prezzi simbolici – un tempo avremmo detto gratuitamente! – si è in realtà prosciugato e, peggio ancora, i flussi si stanno invertendo e stanno riprendendo il percorso verso gli Stati Uniti d’America alla ricerca di investimenti più sicuri. Il rallentamento economico generalizzato combinato ad un ciclo di rialzo dei tassi di interesse statunitensi che tutti fingono di trascurare sarà quindi molto doloroso per le economie che non hanno realizzato un profitto intelligente o che non hanno dimostrato la volontà di fare delle riforme durante il “ periodo d’oro”, oramai passato. In effetti, le porte del deficit sembrano essere ancora più spalancate in queste nazioni che hanno speso denaro senza calcolarne le conseguenze.

L’Argentina non ha recentemente emesso un prestito di 100 anni che gli ha permesso di raccogliere 2,5 miliardi di dollari? Questi investitori sono “ degli inconsapevoli” che si sono affrettati a prestare denaro a un paese che è andato in bancarotta sei volte negli ultimi cento anni? Siamo sempre di fronte allo stesso scenario: è la curva dei rendimenti che si inverte e che rende questi paesi meno attraenti, sono le banche di investimento che riscuotono commissioni succose grazie a queste raccolte di fondi, e sono i leader politici che non si assumono le loro responsabilità e sono – in definitiva – le popolazioni che pagano il prezzo più elevato. Sono loro che perdono tutto il loro potere d’acquisto e devono sopportare tassi di interesse come quello attualmente in vigore in Argentina del 40% … che non riesce nemmeno a fermare l’emorragia!

Michel Santi

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