L’Europa delle cicale scuote l’Eurogruppo: 540 miliardi di euro per l’emergenza sanitaria da Coronavirus. Ma l’Unione Politica è ancora lontana

Eurogruppo
13 Aprile, 2020
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L’asse franco-italiano ha portato, almeno in parte i suoi frutti. La battaglia su eurobonds era persa sin dall’inizio, non essendoci l’unità politica necessaria all’interno dell’UE. Ma il piano europeo è forte: 540 miliardi di euro subito per l’emergenza sanitaria da Coronavirus e più di 500 miliardi di euro previsti per il dopo emergenza per finanziare la ripresa economica. Complessivamente, l’Unione Europea stanzia più di mille miliardi per alleviare gli effetti delle crisi economica che colpirà i paesi più coinvolti nei prossimi mesi.

Argine necessario contro gli antieuropeisti 

Gli antieuropeisti e i sovranisti hanno tratto sicuramente giovamento a livello politico dall’indecisione europea nei primi giorni della pandemia. Durante le prime settimane Von Der Leyen e La Garde si sono dimostrate inadeguate, sia sul piano politico che su quello governativo. Grazie all’eco mediatico negativo che hanno avuto in particolare due dei loro interventi, l’Unione Europea ha cercato di rimettersi in carreggiata e reagire con un piano straordinario. Nonostante ciò, il nodo cruciale sul destino dell’Europa rimane: unione politica o semplice struttura economica? Prima o poi, i Paesi membri dovranno trovare il coraggio di dare una risposta definitiva a questa domanda. 

I contenuti dell’Accordo dell’Eurogruppo

A – MES: 240 miliardi con condizionalità light

Si tratta del fondo Salva-Stati, attivo da luglio 2012. La sua capacità è di oltre 650 miliardi di euro, compresi i fondi residui dal fondo temporaneo europeo, pari a 250-300 miliardi. I partiti antieuropeisti e sovranisti, in particolare italiani, lo hanno criticato proprio rispetto al fatto che le regole generali del MES richiedono delle condizioni particolarmente dure per poter sbloccare i finanziamenti. Bisogna però essere chiari ed ammettere che l’Eurogruppo ha fatto un enorme passo in avanti, concedendo quello che chiamiamo un “MES light”. Quello che cambia rispetto al MES del 2012 è che i prestiti verranno concessi soltanto per fronteggiare la crisi sanitaria e quindi i fondi potranno essere spesi solo ed esclusivamente per interventi con vincolo di destinazione. Si tratta in sostanza di una linea di liquidità fino al 2% del Pil, che consentirebbe all’Italia (Paese per il momento più a rischio) di mettere in campo circa 35 miliardi di euro, mentre per la Francia 50 miliardi. 

B – Bei: liquidità da 200 miliardi

La Banca Europea per gli Investimenti creerà un fondo di garanzia paneuropeo di 25 miliardi di euro che potrà sostenere finanziamenti fino 200 miliardi di euro per le aziende, con focus sulle PMI che rappresentano senza dubbio i principali attori del tessuto economico europeo. La BEI si impegna a rendere operativa la sua proposta il più presto possibile, garantendo al contempo la complementarità con altre iniziative dell’UE e il futuro programma Invest UE. Questa iniziativa rappresenta un contributo importante per preservare le condizioni di parità del mercato unico alla luce dei regimi di sostegno nazionali.

C – Sure: 100 miliardi per cassa integrazione

Dal punto di vista politico, si tratta di una misura davvero molto importante, perché oltrepassa il campo prettamente economico per entrare in quello sociale. Viene infatti istituito, per tutta la durata dell’emergenza, uno strumento temporaneo di prestito per l’assistenza finanziaria che trova la sua base giuridica nell’ articolo 122 del trattato il funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Si tratta di un sostegno temporaneo dato agli Stati membri per proteggere l’occupazione nelle specifiche circostanze di emergenza della crisi COVID-19. L’idea è quella di concedere prestiti a condizioni favorevoli agli Stati membri, per un massimo di 100 miliardi di euro. Lo strumento deve principalmente servire a proteggere i lavoratori e l’occupazione, nel rispetto delle competenze nazionali nel campo dei sistemi di sicurezza sociale e alcune misure relative alla salute. 

L’Unione Europea ancora ostaggio dell’ortodossia del rigore  

L’Unione Europea non può continuare a salvarsi in calcio d’angolo. La narrazione dei Paesi “formiche” che mantengono i Paesi “cicale” deve finire. L’Olanda e la Germania hanno sicuramente saputo contenere il loro debito pubblico, ma è curioso che gli ammiratori di questi paesi non abbiano l’onestà intellettuale di descriverne l’intero sistema.  L’Olanda è il primo paradiso fiscale in Europa, con tutte le problematiche di dumping fiscale che ne conseguono. Per quanto riguarda la Germania invece, per il 5 ° anno consecutivo, la Deutsche Bank ha chiuso il 2019 con una perdita di $ 5,7 miliardi, ovvero 82% del suo valore; lo stato membro ha inoltre da anni un surplus commerciale superiore alla soglia indicata dalla Commissione europea come “campanello d’allarme” per segnalare eventuali squilibri macroeconomici e questo ha creato un grave danno non solo a livello europeo, ma anche internazionale. L’ Unione Europea è oggi vittima dell’ortodossia del rigore che ha inspirato i trattati comunitari attuali, che impongono di mantenere un basso deficit di bilancio rallentando durevolmente la crescita dell’eurozona rispetto a Cina e Stati Uniti. Nel 2019, gli effetti dell’austerità si sono dimostrati in pieno: la crescita tedesca che è stata negativa nel 2 ° trimestre (- 0,1% rispetto al trimestre precedente) e l’industria automobilistica ha registrato un calo della produzione dell’11% nei primi otto mesi dell’anno. A peggiorare la situazione, arriva il COVID-19, che ha tutte le premesse per essere la più grave crisi economico-sanitaria del dopoguerra. 

L’Italia e la Francia hanno un ruolo comune nel rilancio dell’Unità Politica nell’ Unione Europea

L’austerità e il rigore alla tedesca uccideranno l’Unione Europea. L’Italia e la Francia devono lasciare da parte le loro ostilità e rilanciare il progetto politico europeo. Sarà il caso di utilizzare tutte le armi necessarie – anche quelle più estreme – al fine di scongiurare, dopo la crisi economica (inevitabile) anche la crisi sociale e politica: i capi di Stato abbiano il coraggio di fare ciò che fece il generale De Gaulle ai suoi tempi. Se necessario, disertare tutti i vertici europei fino a quando la Germania e Olanda non decideranno di tener conto degli interessi di tutti gli Stati Membri ed andare al di là della mera costruzione economica. 

Daisy Boscolo Marchi

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