Coronavirus: il piano di Bruno Le Maire all’insegna del patriottismo economico

Bruno Le Maire
Aprile 1, 2020
Condividi!

Il lockdown per far fronte alla crisi del coronavirus sarà un duro colpo per i commercianti, gli artigiani e le PMI. In questo contesto Bruno Le Maire, chiede alla grande distribuzione di acquistare in primis  prodotti francesi. 

Bruno Le Maire cita il “patriottismo economico”

Secondo Bruno Le Maire, 730.000 dipendenti sono attualmente in cassa integrazione a soli 12 giorni dall’inizio dell’isolamento. Il costo della misura è già pari a 2,2 miliardi di euro. Il governo francese ha stanziato 8,5 miliardi di euro ma il ministro dell’Economia sottolinea che anche questa somma non sarà sufficiente. D’ora in poi, lo Stato coprirà il pagamento del 100% della cassa integrazione entro il limite di 4,5 volte il salario minimo. Le aziende hanno 30 giorni per inviare una richiesta e il sistema è aperto anche alle persone impiegate a casa. Le categorie più a rischio rimangono quelle di agricoltori e commercianti, che spesso si trovano a non poter godere degli aiuti statali. 

Fondo di solidarietà nazionale

Dotato di circa 2 miliardi di euro, è dedicato alle PMI e ai lavoratori autonomi che hanno meno di un milione di euro di fatturato e che hanno perso il 50% del loro fatturato nel marzo 2020 rispetto a marzo 2019, o sono stati costretti a chiudere a causa dell’isolamento. Le finanze pubbliche compenseranno perdite di fatturato fino a 1.500 euro per qualsiasi azienda che soddisfi queste condizioni. In totale, Bercy stima che saranno interessate 600.000 aziende, per circa 1 miliardo di euro di spesa pubblica solo per il primo  mese. 

Sospensione di fatture e prestiti

Le piccole imprese e le “microimprese” in difficoltà beneficeranno di una sospensione del pagamento delle bollette di acqua, gas, elettricità e affitto. Per gli affitti, le principali federazioni hanno invitato i loro membri a sospenderli per le imprese costrette a interrompere la loro attività.

Rinvio o annullamento di tasse e oneri sociali

Con 32 miliardi di euro nel solo marzo, questa misura copre la maggior parte dei 45 miliardi di euro di mobilitazione immediata annunciata la scorsa settimana dal governo. Il provvedimento consente alle aziende di differire il pagamento di tasse e oneri sociali. A differenza di ciò che è successo in Italia, le imposte indirette come l’IVA non sono comprese. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha precisato che la totale cancellazione di tasse e oneri potrà eventualmente essere valutata in caso di rischio di fallimento direttamente collegato alla crisi.

Bonus di 1.000 euro per i lavoratori che non possono usufruire di smart working 

Il premio esentasse di 1.000 euro che le aziende possono pagare ai propri dipendenti mobilitati durante la crisi sanitaria del coronavirus non sarà più soggetto a nessuna condizione. Venerdì scorso Bruno Le Maire aveva invitato le aziende a pagare questo bonus, in particolare ai dipendenti che tutti i giorni hanno il coraggio di recarsi sul posto di lavoro nel contesto epidemico e molte grandi aziende hanno già accettato. Ricordiamo che questo bonus, creato in seguito alla crisi dei gilet-jaunes nel 2019, era stata rinnovato ad inizio 2020 solo per le società che avevano concluso un accordo di compartecipazione agli utili con i loro dipendenti. Queste condizioni sono state semplificate per incoraggiare le PMI a sostenere i loro dipendenti più a rischio nel contesto della pandemia. È anche previsto un aiuto forfettario di 1.500 euro per le PMI e i lavoratori autonomi. 

L’extrema ratio della nazionalizzazione delle aziende strategiche 

Il governo ha stabilito, su richiesta del Presidente della Repubblica, un elenco di società che avranno certamente bisogno di un importante sostegno finanziario da parte dello Stato. I nomi delle società non sono stati indicati, ma ci si riferisce chiaramente alle aziende di settori come aeronautica e industria automobilistica: Air France ha visto una riduzione della sua attività di quasi il 90% e Renault ha chiuso le fabbriche e bloccato le vendite. Per queste, la nazionalizzazione è ovviamente l’ultima risorsa, che non è però esclusa. 

Daisy Boscolo Marchi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


float