Macron blocca l’allargamento dell’UE ai balcani occidentali e Merkel prepara battaglia in sede di Consiglio europeo

12 Febbraio, 2020
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Dopo il rifiuto di Emmanuel Macron di aprire la procedura di adesione ad Albania e Macedonia settentrionale lo scorso ottobre, l’esecutivo europeo presenterà un progetto di riforma nel processo di adesione. Diverse voci all’interno delle istituzioni hanno criticato la reazione della Francia: Junker e Angela Merkel hanno parlato di “errore storico” e l’Italia sostiene questa posizione. 

La Commissione Europea cerca una via di mediazione con la Francia 

La Commissione Europea ha proposto di modificare la procedura per l’adesione di nuovi paesi all’Unione europea, e ciò, per rendere il processo più politico con l’obiettivo di convincere la Francia che nel 2019 aveva bloccato il proseguimento dell’allargamento dell’UE a sei paesi dei Balcani Occidentali. Emmanuel Macron ad ottobre aveva categoricamente rifiutato di avviare i negoziati di adesione con l’Albania e la Macedonia del Nord, congelando così un processo che avrebbe dovuto poi essere aperto a Serbia, Kosovo, Montenegro e Bosnia. Il presidente francese ha invitato l’UE a riformare se stessa dall’interno prima di perseguire un allargamento ritenuto “troppo burocratico”. Emmanuel Macron è diventato la voce di coloro che nell’Unione Europea ritengono che l’ultimo allargamento del 2007 a Romania e Bulgaria sia stato troppo frettoloso e che sia necessaria una certa cautela con paesi vulnerabili alla criminalità e alla corruzione e che non condividono la tradizione democratica dell’Europa occidentale e i valori cardine della CEDU. 

Frizioni tra Francia e Germania 

Per l’ex presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker e per Angela Merkel, la Francia ha commesso un errore storico correndo il rischio di incitare i paesi dei Balcani ad allontanarsi dall’UE a profitto dalla Cina e dalla Russia. Angela Merkel decisa più che mai ad imporre (come al solito) la sua visione dell’ Unione Europea, ha incontrato il 27 gennaio scorso il primo ministro albanese, Edi Rama, a Berlino. Nel frattempo, la Commissione spera ,grazie alla proposta di modifica del processo di adesione, di convincere la Francia, che afferma di essere favorevole al principio dell’allargamento ai Balcani, ma solo sul lungo termine, e dopo un’ondata di riforme interne al sistema europeo. A novembre, Parigi aveva presentato una proposta di riforma che avrebbe dovuto dare maggiore peso ai capi di Stato e di governo degli Stati membri in sede di allargamento a nuovi paesi. 

L’Italia sceglie l’alleato sbagliato 

In questa querelle, l’Italia si schiera con la Germania. Come da copione quindi, l’Italia sceglie l’alleato sbagliato. Con i populisti destinati molto probabilmente ad arrivare al Governo del Paese (a meno che la situazione economica non subisca un brusco e non certo aspettato miglioramento), risulta poco comprensibile l’appoggio della tradizionale idea tedesca di un’Unione europea che ha come “destino manifesto” quello di allargarsi il più possibile ad est. I populisti, a torto o a ragione, criticano costantemente e aspramente l’Unione Europea, ed alcuni di loro, come il leader in continua ascesa Giorgia Meloni (FDI), lo fanno in maniera intelligente, non criticando l’Unione Europea tout court, ma come attualmente strutturata. Proprio per combattere queste correnti anti-europeiste, sarebbe stato più intelligente sostenere la Francia e la sua visione che spinge verso un vero e proprio rafforzamento dell’Unione politica. L’interesse dell’Italia, sarebbe stato proprio quello di appoggiare l’idea di Macron: il veto e una sospensione a data da destinarsi dell’adesione di nuovi paesi avrebbero finalmente messo la Germania con le spalle al muro, spingendola a considerare l’idea di un rafforzamento politico della struttura istituzionale dell’Ue e della governance nella zona Euro.

Aggiungiamo inoltre che includere i paesi dei balcani occidentali, significa in concreto far entrare nell’Unione Europea nazioni non prospere, che non farebbero altro che aumentare il dumping già presente all’interno dell’UE, soprattutto dopo l’allargamento a Romania e Bulgaria. L’Italia, ancora una volta, ha commesso due errori in uno: frenare il processo di integrazione europea, e dare ai populisti un nuovo argomento di discussione.

Daisy Boscolo Marchi

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