Ultima ora

Economia

In primo piano

linea

Apple Pay si impone presso le banche francesi

Champagne, cosmetici, pelletteria: i prodotti francesi nel mirino americano

Economia, il debito pubblico supera il 100% del PIL

Uomini & Imprese

intervista precendente

La capitalizzazione in borsa di LVMH supera i 200 miliardi di euro

Il gruppo di lusso, che ha appena acquisito il marchio di lusso Tiffany, ha aumentato il prezzo delle sue azioni di oltre il 50% dall’inizio dell’anno. LVMH prima società in termini di capitalizzazione del CAC40 LVMH continua la sua [...]

Leggi di più
intervista successiva

Novità dal mondo del lusso francese

Pubblicità

I più letti

Innovazione & Startup

L’ecosistema delle startup francesi nel 2019

Sulla scena europea, la Francia si conferma come un paese attraente per le startup,  ecosistema tecnologico che risulta ancora capace di generare [...]

Leggi di più

Gli investimenti tecnologici in Francia sono diminuiti della metà nel terzo trimestre del 2019

La quantità totale di investimenti tecnologici in Francia è diminuita di oltre la metà nel terzo trimestre del 2019 rispetto al secondo [...]

Leggi di più
citazione

Curiosità:

Dal Club Italie-France

Le ultime interviste

1 Novembre 2019

Olivier Delamarche

Leggi l’intervista

28 Agosto 2019

Éric Naulleau

Leggi l’intervista

28 Agosto 2019

Jean Birnbaum

Leggi l’intervista

Osservatorio Italia-Francia

La società italiana EdiliziAcrobatica acquista la francese ETAIR Méditerranée

Il gruppo Kiloutou acquista la società italiana Sticar

Morellato compra la catena retail francese Cleor

Video pubblicitari

Instagram

Twitter

🇫🇷 🇮🇹 Conférence-débat le 21 janvier prochain sur le dernier livre « Le Projet, la stratégie de conquête et d'infiltration des Frères musulmans en France et dans le monde"
Mairie du 17eme à #Paris. @alexdelvalle3 @C_ItalieFrance @Tiziana_DR @DaisyMarchi @PierluigiTesta

Load More...

La celebre casa di moda Sonia Rykiel, dopo la sottomissione ad amministrazione controllata, pronta al rilancio

L’emblematica casa di prêt-à-porter Sonia Rykiel, liquidata nello scorso
luglio, sarà rilanciata dai due fondatori del sito Showroomprivé, con
l’intenzione di “far risplendere” la marca, definita come “fiore all’occhiello del
patrimonio francese”. 

Rilancio tra diritto e comunicati aziendali

Causa mancanza di acquirenti, il Tribunale del Commercio di Parigi, aveva stabilito la liquidazione giudiziaria della marca del prêt-à-porter, in grandi difficoltà finanziarie, dopo la scomparsa della sua fondatrice, nel 2016. Dicembre corrente mese, il Tribunale del Commercio di Parigi ha deciso tra la ventina delle offerte in lizza, che avevano dimostrato il loro interesse per il recupero degli “attivi” rimanenti del marchio – ovvero, essenzialmente il suo nome, i suoi archivi e le sue rimanenze.

“Il Tribunale ha autorizzato la cessione degli attivi
della marca a profitto di Eric e Michael Dayan”, due dei quattro co-fondatori
(con David Dayan e Thierry Petit), del sito di e-commerce on-line
Showroomprivé, secondo un comunicato dei due imprenditori, pubblicato nel mese
di dicembre 2019.

“Forti del loro savoir-faire, e della loro perfetta
perizia nel settore della moda, delle marche e del digitale, i due fratelli
imprenditori dicono aver “come obiettivo di far risplendere la casa di moda
Sonia Rykiel in Francia come all’estero, essendo ancora tutt’oggi, un fiore
all’occhiello del patrimonio francese”.

“La casa di moda Sonia Rykiel, è di ritorno nel 2020, con
una nuova avventura per la marca e per i due imprenditori”, è indicato nel
comunicato, senza ulteriori precisazioni. Il prezzo dell’acquisto, anch’esso,
non è comunicato.

Nel 2018, la griffe di Saint-Germain-des Prés, fondata nel 1968, aveva registrato 35 milioni di euro di vendite, per una perdita netta di 30 milioni di euro.. Al momento del collocamento delle sue attività in amministrazione controllata, la firma di moda impiegava 131 lavoratori.

Secondo respiro 

I fratelli Dayan mettono in avanti “la loro solidità finanziaria e la loro perizia in questo settore, due valori che permetteranno loro di sviluppare e dare un secondo respiro alla marca”. Essi sottolineano anche, il fatto che la marca “avanguardista nella liberazione della donna, ritrova degli azionisti francesi”, e resta così “un fiore all’occhiello del patrimonio francese”.

Su di un piano prettamente strategico, Eric e Michael
Dayan, stimano che “questo riacquisto si inscrive nella continuità del loro
percorso imprenditoriale, due anni dopo aver lasciato la Direzione operativa
del sito”.

Showroomprivé, gruppo di destockage online, ha immagazzinato 672 milioni di euro di vendita nel 2018. Ha egualmente ridotto la sua perdita netta a 4,4 milioni di euro, rispetto il dato di -5,2 milioni di euro del 2017.

Da parte sua, la casa di moda Sonia Rykiel, celebre par
la sua maglia e righe colorate, s’appoggiava al momento della sua liquidazione,
su di una rete, in proprio, di sei boutique, così come di quattro “outlets”
(magazzini di stoccaggio), e realizzava poco più del 50% delle proprie vendite,
in Francia.

Nel 2012, quando era ancora alla testa di una delle
ultime case di moda ancora indipendenti in Francia, la creatrice di moda, Sonia
Rykiel, aveva deciso di cedere l’80% del capitale della società, al fondo
d’investimento cinese Fung Brands (divenuto poi First Heritage Brands), holding
della famiglia Fung di Hong Kong, diretta dal francese Jean-Marc Loubier.

Questo fondo, che possiede anche la marca di pelletteria di lusso Delvaux e del fornitore di calzature Clergerie – aveva raggiunto il 100% del capitale di Sonia Rykiel, inizio 2016. In sette anni, all’incirca 200 milioni di euro sono stati investiti nella marca Sonia Rykiel, da parte dei suoi azionisti.

Giovanni D’Avanzo

In Francia, l’ associazione I-Buycott muove una nuova azione in giustizia contro Amazon

L’associazione I-Buycott ha deciso di intraprendere un’azione legale contro il gigante americano dell’e-commerce, con l’accusa – non nuova – di evasione fiscale.

In Francia, Amazon è costantemente sotto accusa

I cittadini francesi hanno deciso di attaccare nuovamente
Amazon con un escamotage giuridico tecnicamente perfetto. Grazie all’articolo
1240 del codice civile francese, l’associazione I-Buycott denuncia – e al tempo
stesso chiede al tribunale di riconoscere – la “perdita di
solidarietà” subita dai contribuenti francesi a causa delle politiche
fiscali poco trasparenti del gigante americano. Già lo scorso marzo,
l’associazione proponeva di boicottare la piattaforma di vendita online per
imporre ad Amazon “la fine dell’evasione fiscale, il pagamento delle somme
effettivamente dovute allo Stato francese e la totale trasparenza sul livello
dei risultati finanziari di Amazon in Francia e in Europa”. Secondo Levent
Acar, vicedirettore e co-fondatore dell’associazione, 6.500 persone hanno
risposto alla richiesta di boicottaggio.

Troppo potenti per rispondere 

L’appello è
rimasto senza risposta da parte di Jeff Bezos. È risaputo che il colosso
americano (protetto da Donald Trump in persona, che minaccia chiunque in Europa
osi  parlare di tasse GAFA) si consideri troppo forte per rispondere alle
azioni di questo tipo.

I-Buycott ha
quindi deciso di rincarare la dose avviando una vera e propria azione legale
nel 2020 avente come fondamento giuridico la classica azione in responsabilità
nel diritto francese: l’articolo 1240 del codice
civile risalente al 1804, stabilisce che “qualsiasi atto di un uomo che
arrechi danno ad altri, obbliga colui per colpa del quale è avvenuto a
risarcirlo”. Sarà Elisabeth Gelot, avvocato di Lione, a
sostenere la causa dell’associazione. 

I-Buycott
proverà a dimostrare “che l’ottimizzazione fiscale di Amazon tra il 2006 e
il 2014, stabilita dalla Commissione europea il 4 ottobre 2017, è dannosa per
tutti i contribuenti francesi ed europei”.

Amazon afferma di rispettare la legge (che non c’è) 

L’associazione invita tutti i contribuenti che desiderano a prendere parte a questa azione legale. 5 euro saranno richiesti come contributo per le spese legali mentre 200 euro per la “perdita di solidarietà” saranno richiesti per ciascun denunciante. In primo luogo, il sistema giuridico francese prevede la mediazione obbligatoria, per poi passare solo in un secondo momento alla vera e propria azione davanti alla corte. Secca la risposta del direttore generale di Amazon Francia Frédéric Duval che sostiene che Amazon abbia pagato fino all’ultimo centesimo delle tasse dovute in Francia, anche tra il 2006 e il 2014. “Non ci sono danni perché non c’è evasione fiscale. Rispettiamo la legge”, avrebbe affermato. Peccato che la questione fiscale per i GAFA nasca da un enorme vuoto giuridico europeo e nazionale. Facile rispettare la legge, quando non c’è. 

Daisy Boscolo Marchi

Apple Pay si impone presso le banche francesi

In tre anni il portafoglio digitale del fabbricante dell’Iphone, è stato
adottato da quasi tutte le banche francesi, le quali pagano per fornire questo
servizio ai propri clienti. Anche Crédit Mutuel et Crédit Agricole, fino a
questo momento reticenti, hanno ceduto.

Apple è in procinto di vincere la sua scommessa nel campo
dei pagamenti. Tre anni dopo il suo lancio officiale in Francia, il portafoglio
del gigante americano è stato adottato da quasi tutte le banche francesi,
pronte a pagare per offrire questo servizio ai propri clienti.

Segno della dinamicità di Apple Pay, anche Crédit Mutuel
e Crédit Agricole, che fino ad oggi rifiutavano di ingaggiarsi con Apple, si
sono arresi. Secondo molteplici fonti, i clienti delle due banche potranno
usufruire di questo servizio nel corso del 2020, con Apple Pay che figura già
presso il sito di Apple, come “disponibile
prossimamente
”. L’applicazione iOS di Crédit Mutuel è già compatibile con
il “Wallet”, del sistema di gestione mobile di Apple.

“Realtà del mercato”

La partita era tuttavia lontano dall’essere vinta, per il
gruppo di Tim Cook, che ha anche lanciato una carta di credito. Poiché, Apple
Pay, disponibile in 50 Paesi, ha fatto un ingresso discreto sul territorio
francese. Nel 2016, il sistema di pagamento, giudicato molto caro dalle banche,
non era disponibile che attraverso BPCE – Banque Populaire et Caisse d’Epargne.

Come spiegare un tale capovolgimento? “Si tratta della realtà del mercato”, spiega
Michel Khazzaka, responsabile Blockchain e Payments Innovation, presso Azzana
Consulting. Dopo aver tentato di resistere al gigante americano, le banche
hanno dovuto arrendersi all’evidenza: i francesi hanno preso l’abitudine
d’utilizzare il proprio smartphone, e l’ambito dei pagamenti, non ne può
sfuggire.

Le banche sono intimate ad innovare. Ed Apple Pay,
permette in parte, di rispondere a questa ingiunzione, offrendo una finestra su
di altri servizi: “Il pagamento non è che
l’inizio della visione di Apple, per il mobile Wallet, con il ticketing, la
modalità espressa nei trasporti, ed altri programmi di fidelizzazione
”,
sottolinea Stéphane Dehaies, associato “banque et fintech”, presso KPMG.

Risultato, le banche si sono tutte convertite. Ad oggi, i
loro clienti, possono tutti pagare presso gli esercizi commerciali con un
Iphone, un Ipad o un Apple Watch, via un sistema di riconoscimento tramite
impronte digitali. Circa il 75% dei commercianti francesi, sono equipaggiati di
cassa di pagamento senza contatto, compatibili con gli smartphone.

I volumi rimangono tuttavia, modesti. Nel corso del 2019, i pagamenti via “X Pay” (Apple Pay, Google Pay e Samsung Pay), hanno rappresentato l’1% delle transazioni dematerializzate, on-line o in cassa. “Anche se restano ancora minoritari, questi pagamenti non fanno che aumentare”, spiega un rappresentante della Federazione dell’e-commerce e della vendita a distanza (Fevad).  

Commissioni molto elevate

Le banche rifiutano di comunicare l’importo delle
commissioni richieste da Apple, ma si accordano nel dire, che esse siano
elevate. “Le banche non hanno scelta, il
contratto non è negoziabile.
È
prendere o lasciare
, spiega un buon conoscitore del dossier. Ed esse stesse, non possono abbandonare”.

Le commissioni prelevate da Apple, che si aggiungono a
quelle pagate dai commercianti, sulle transazioni tramite carta di credito,
variano secondo Istituzione Finanziaria. Esse dovrebbero essere in media dello
0,01% per transazione, secondo molteplici fonti. Una situazione che contrasta
rispetto gli altri due giganti del settore. Google Pay e Samsung Pay, sono in
effetti gratuiti, e non prelevano alcuna commissione.

Questa differenza, si spiegherebbe a vantaggio di Apple, nella corsa al portafoglio digitale? Apple Pay avrebbe già sedotto 300 milioni di utenti, nel mondo. Si tratta di 10 volte di più, rispetto ai suoi due rivali. “Apple è largamente davanti rispetto gli altri, possono permettersi di richiedere una commissione”, spiega Michel Khazzaka.

Giovanni D’Avanzo

L’Élysée esporrà presso la propria sede, 101 prodotti “Fabriqué en France”

Il 18 e 19 gennaio 2020, il capo di Stato francese, aprirà le porte dei
suoi saloni ai visitatori, così come il suo giardino.

Quale migliore vetrina, se non l’Élysée, per promuovere
il “Fabriqué en France”? Per mettere in risalto, il savoir-faire delle regioni
francesi, il capo di Stato francese aprirà in grande, ai visitatori, i suoi
saloni ed addirittura il suo giardino, in data 18 e 19 gennaio 2020. Questo
prestigioso show-room repubblicano assicurerà, giusto il tempo di un week-end,
la promozione di 101 prodotti, ritenuti rappresentare il meglio della genialità
francese. Per prendere cura dei più suscettibili – ed è la ragione della scelta
del numero 101 – ogni dipartimento metropolitano e d’oltre-mare, sarà
rappresentato da un solo prodotto. Dei robot dediti al tessile, dei satelliti
ai prodotti agricoli, tutte le imprese nazionali, potranno candidarsi a questa
esposizione francese, che accoglierà anche, dei prodotti di uso quotidiano.
Occasione per ricordare anche, che la manifestazione ricrea dei posti di lavoro
in Francia (32.000 posti creati da metà 2017).

Quest’operazione avrà inoltre, un messaggio ambientalista. Acquistando francese, il cliente farà “coup double”. Non solamente sosterrà l’impiego nazionale, ma inoltre, ridurrà l’impronta carbone dei suoi acquisti. I candidati potranno apporre la domanda ai prefetti di regione i quali, tramite i consigli regionali, le camere consolari ed i ripetitori economici locali, selezioneranno tre prodotti per dipartimento. Poi, in seguito, un comitato presieduto dalla Segretaria di Stato Agnès Pannier-Runacher, reciderà. Il tutto non sarà così semplice: la scelta di una sola auto elettrica, rischia di creare delle tensioni, tra le marche transalpine.

Giovanni D’Avanzo

La riforma dei regimi pensionistici scombussola la Francia

Emmanuel Macron vorrebbe creare
un piano pensionistico universale che avrebbe come obiettivo principale quello
di sostituire i 42 piani attualmente esistenti. Con questo sistema universale,
ogni euro di contributi dovrebbe dare gli stessi diritti a tutti, sia pubblici
che privati.

Il problema
principale: molti regimi speciali e altrettante disparità

Se il progetto è stato rapidamente avviato con la nomina
a settembre 2017 di Jean-Paul Delevoye come alto commissario per la riforma
delle pensioni, il governo ha deciso di concedersi il tempo: inizialmente
prevista per metà 2018, la riforma è stata molte volte respinta. L’obiettivo
ora sarebbe di riuscire ad approvarla nell’estate del 2020. Ma che cosa sono
questi “regimi speciali?”. Non esiste una definizione ufficiale ma solo alcune
caratteristiche comuni. I dipendenti interessati beneficiano di norme
specifiche principalmente per quanto riguarda l’età pensionabile – con partenze
anticipate tra 52 e 62 anni per compiti considerati difficili – e il metodo di
calcolo della pensione. Nell’elenco dei regimi speciali troviamo quello di
RATP, della SNCF, dell’Opera Nazionale di Parigi o delle Miniere. Il pronblema
principale di questi regimi resta la disproporzione tra contribuenti e
pensionati: alla SNCF, nel 2018, c’erano 140.740 contribuenti e 255.117
pensionati (di diritto diretto o che percepivano pensioni di reversibilità. Al
RATP, sempre nel 2018, c’erano 42.044 contribuenti per 50.429 pensionati. Con
questi numeri, non è difficile comprendere le conseguenze finanziarie di tali
regimi.

Una peculiarità
tutta francese: la minoranza che riesce a paralizzare un paese intero

Spaventato dal movimento dei gilets gialli, l’esecutivo
decise nel 2019 di bloccare la riforma per risparmiare una nuova crisi sociale
a seguito del movimento dei gilet gialli. Al tempo stesso è stata avviata una
nuova negoziazione di tre mesi con le parti sociali. Parallelamente, le
“consultazioni dei cittadini”, nello spirito di un grande dibattito,
si svolgeranno fino alla fine del 2019, attraverso incontri pubblici e una
piattaforma digitale. Nonostante ciò, si è verificato lo scenario che il
governo francese più temeva: la rivolta sociale aumenta, ed ha raggiunto nel
mese di dicembre i livelli toccati lo scorso anno. Uno sciopero RATP (Régie
autonome des transports parisiens) ha paralizzato i trasporti a Parigi lo
scorso 13 settembre e una mobilitazione di molti settori ha letteralmente
bloccato il paese il 5 dicembre. Questi movimenti, pur riuscendo a paralizzare
il paese, sembrano riflettere le idee di una minoranza: infatti, secondo un
sondaggio pubblicato il 1 ° dicembre 2019, oltre la metà dei francesi (55%)
ritiene che l’attuale sistema non sia finanziariamente sostenibile. Quasi due
terzi dei francesi (64%) sono a favore del principio di creare un sistema
universale per i dipendenti del pubblico, del settore privato e dei lavoratori
autonomi, ma sono principalmente preoccupati di lavorare più a lungo e vedere
ridotto l’importo della pensione di vecchiaia.

Un governo
paralizzato dalle contestazioni, alla ricerca di mediazione continua

Edouard Philippe rimane inflessibile sulla necessità di eliminare i regimi speciali ma flessibile sul programma. In particolare, per cercare di tranquillizzare la popolazione francese intera, si è ipotizzata l’introduzione della clausola chiamata “del nonno”, che si riferisce al fatto che una nuova misura o disposizione relativa alle condizioni di lavoro o di impiego si applicherebbe solo ai nuovi entranti nel mercato del lavoro, infrangendo così il principio della “parità di retribuzione per uguale lavoro” e quindi quello di uguale pensionamento.

Daisy Boscolo Marchi

L’ecosistema delle startup francesi nel 2019

Sulla scena europea, la Francia si conferma come un paese attraente per le startup,  ecosistema tecnologico che risulta ancora capace di generare sia posti di lavoro che crescita. Un territorio favorevole all’innovazione che attrae conseguentemente un numero sempre più alto di imprenditori. Il 15,7% della popolazione francese (18-64 anni) intende avviare un’impresa nei prossimi 3 anni, un dato superiore del 30% rispetto alla media in Europa (11,9%) o negli Stati Uniti Stati Uniti (11,7%). L’ecosistema francese conta oltre 10.000 start-up (di cui ⅓ in Île-de-France) e questo numero potrebbe raggiungere le 13.000 unità entro il 2022.

Il ruolo di Bpifrance nel 2018

Centrale per questo sviluppo l’azione delle istituzioni, in particolare quello di banca pubblica di investimenti Bpifrance, vero levriero di crescita del fenomeno start-up. La Bpifrance ha previsto per il 2018 un incremento complessivo dei finanziamenti per le società francesi dell’11% , con 7,5 miliardi di crediti di investimento (+ 8%) e 10,4 miliardi di euro di finanziamenti a breve termine (+ 13%).

In forte aumento anche gli investimenti diretti nelle PMI (+ 59%), per un bacino totale di 80 000 aziende coinvolte nel finanziamento e 500 aziende in accelerazione negli acceleratori PMI ed ETI (+ 77%).

Incubatori e acceleratori

Questa crescita esponenziale delle start-up deriva anche dalla crescita degli incubatori e acceleratori. Attualmente, la Francia conta 270 incubatori e 56 acceleratori, numero in crescita del 12% rispetto al 2017. Visti i dati precedenti, il numero è destinato ad aumentare nei prossimi anni.

Investimenti realizzati nel 2018

Quasi 4 miliardi di euro investiti nel 2018 hanno permesso ad oltre 700 aziende di svilupparsi lo scorso anno. Nel 2018, sono stati creati all’incirca 30 nuovi fondi di investimento « venture capital » (nuovo fondo o nuova generazione di un fondo esistente), un dato sicuramente positivo e rassicurante nel panorama economico del paese.

Business Angels

Quando si parla di start-up, la figura del Business Angel ha un ruolo altrettanto importante. Tali investitori informali in capitale di rischio sono una risorsa importante in termini di aiuto e di finanziamento delle giovani strutture. In Francia sono presenti all’incirca 11.000 Business Angels, federati dal 2001, tra i quali 5.000 persone attive che investono in media 16.000 €. I membri delle oltre 90 reti di Business Angels (tra le quali si distinguono reti regionali, reti di settore e alunni scolastici, e reti all’estero) portano oltre al capitale di rischio la loro preziosa esperienza e molto spesso anche una rete di contatti essenziale per aver successo nel mercato. Secondo il rapporto France Angels, dal 2001 i Business Angels hanno investito un importo totale di 550 milioni di euro. Oggi più di 3.500 aziende sono accompagnate quotidianamente da Business Angels.

I 15 Business Angels più attivi nel 2018

  1. Xavier Niel
  2. Fabrice Grinda
  3. Pierre-Edouard Sterin
  4. Michael Benabou
  5. Dominique Romano
  6. Michel de Guilhermier
  7. Jean-Paul Guisset
  8. Marc Menasé
  9. Christophe Courtin
  10. Thibaud Elzière
  11. Franck Le Ouay
  12. Jacques-Antoine Granjon
  13. Pierre Kosciusko-Morizet
  14. David Amsellem
  15. Thierry Petit

Nel 2018, Regno Unito, Francia e Germania hanno totalizzato più di 15.389 milioni di euro in investimenti, che rappresentano il 65% degli investimenti totali in Europa in valore e il 62% in volume. La Francia fa parte del podio del 2018 dei paesi che attraggono la maggior parte degli investimenti in Europa. Con 3,664 miliardi di euro investiti nel 2018, la Francia sta recuperando il secondo posto della Germania (4,036 miliardi di euro investiti), ma rimane indietro rispetto al Regno Unito, che occupa il primo posto con 7,168 miliardi di euro investiti in start-up nel 2018.

Unicorni 

La Francia oggi conta 6 unicorni:

  1. Criteo
  2. Vente-Privée.com
  3. OVH,
  4. Talend
  5. Deezer.

Edoardo Secchi

Marcolin conquista Adidas, BMW e LVMH

Il gruppo italiano Marcolin, produttore di occhiali di lusso, ha moltiplicato le licenze negli ultimi mesi per aumentare le vendite. Oltre ad Adidas, ha firmato un accordo per la progettazione e produzione di telai con OMEGA, Longines e BMW. Il gruppo vuole bilanciare il proprio portafoglio con marchi più legati alla moda e allo sport.

Da Adidas, OMEGA e Longines, per finire a BMW

Da giugno il designer italiano di occhiali Marcolin ha
moltiplicato gli accordi di licenza per la creazione di montature. Più recente,
quello con il produttore tedesco di auto e moto presentato a fine novembre.
Copre il design, la produzione e la distribuzione di occhiali da sole e
montature in tutto il mondo per un periodo di 5 anni per i marchi BMW, BMW M e
BMW M Motorsport.I primi modelli saranno lanciati a gennaio 2020. Stessa data
prevista per il lancio dei modelli OMEGA e Longines, due marchi di orologi del
gruppo Swatch, il numero uno al mondo nel settore dell’orologeria. 

Un mercato dinamico ma in forte cambiamento 

Per il gruppo italiano considerato il quarto produttore nel settore dell’ottica al mondo dopo Luxottica, Safilo e Marchon, queste partnership sono decisive per continuare a crescere. Nel 2018 il suo fatturato ha raggiunto i 482 milioni di euro (+ 3%). Il mercato cambia molto velocemente, ed  necessario sapersi adattare:  Luxottica si è fusa con Essilor per formare un campione del mondo. Gruppi di lusso, come LVMH e Kering, hanno deciso di internalizzare questa attività, finora affidata a specialisti del settore tramite licenze. In questo contesto, Marcolin è stata scelta da LVMH per creare una joint venture nel 2017, (Thelios) posseduta al 51% dal colosso dei beni di lusso. 

Daisy Boscolo Marchi

Quanto costano gli scioperi in Francia (e quanta incoerenza tra gli schieramenti)

Le principali
società interessate dalla mobilitazione contro la riforma delle pensioni sono
la RATP e la SNCF. Importanti le perdite finanziarie nel mese di dicembre.
Ma, c’è di più: le interruzioni nei trasporti hanno conseguenze finanziarie in
altri settori economici, e anche se il calcolo degli effetti è estremamente
difficile, alcuni segnali sono poco incoraggianti.

Perdite per tre milioni di euro al giorno per RATP

Se è ancora
troppo presto per avere cifre precise, RATP stima il danno finanziario a almeno
tre milioni di euro al giorno, basato su una valutazione globale (mancate
entrate, rimborsi futuri e sanzioni). A differenza della RATP, la SNCF non ha
comunicato a la stima dei danni derivanti dagli scioperi persistenti. Ma le
premesse non sono delle migliori, soprattutto se volessimo fare un paragone con
i costi dello sciopero della SNCF nella primavera del 2018: innanzitutto, i
possessori del pass “Navigo” nella regione di Parigi furono risarciti
fino a 100 euro ciascuno nei mesi di aprile e maggio (50% dalla SNCF e 25 euro
dall’ Ile-de- France Mobilités), ed è molto probabile che tale principio di
rimborso dei detentori del pass navigo si applichi anche per gli ultimi
scioperi. Ma i costi, sono nazionali e non si fermano certo alla Région
Parisienne: sempre nella primavera del 2018, la SNCF aveva stimato
il costo totale degli scioperi di primavera (36 giorni in tre mesi) a 790
milioni di euro, importo superiore degli utili netti dell’anno 2017 (679
milioni). 

I settori dipendenti dal ferroviario, fortemente
penalizzati 
 

Il settore aereo viene fortemente penalizzato dalle
mobilitazioni. A inizio
dicembre la direzione generale dell’Aviazione civile (DGAC) aveva
chiesto alle
compagnie aeree di ridurre del 20% la tabella dei voli negli
aeroporti di Parigi-Charles de Gaulle, Parigi-Orly, Beauvais, Lione, Marsiglia,
Tolosa e Bordeaux. Per dare un’idea dell’impatto, giovedì 5 dicembre, Air
France ha dovuto cancellare il 30% dei voli nazionali e il 15% dei voli
internazionali. Nel 2018, la direzione di Air France-KLM aveva lamentato
perdite per 335 milioni di euro per lo sciopero di primavera. Logicamente, le
difficoltà nei trasporti portano a complicazioni in altri settori, come la
ristorazione e gli hotel/B&B. 

In Francia, una minoranza può bloccare il Paese intero

Le varie note economiche dell’INSEE ammettono che gli scioperi possano avere dei risvolti reali sull’attività, ma sottolineano che in linea generale non penalizzano indebitamente l’economia francese (0,1% per i “gilet gialli”, e 0,1% per lo sciopero SNCF 2018 …). Impossibile dunque dare dati precisi, ma la Francia resta un paese capace di rimanere bloccato dall’azione di una minoranza (gilet jaunes o lavoratori di un determinato settore che godono di regimi favorevoli). Il problema dunque non è a livello macroeconomico: caso per caso, alcune PMI potrebbero trovarsi in grave difficoltà a causa di questi scioperi sistematici. Durante il movimento di “gilet gialli” del 2018 alcuni piccoli imprenditori furono costretti a mettere i loro dipendenti in disoccupazione parziale  con conseguente pagamento di 13,6 milioni di euro. Visti i danni economici che le aziende avevano dovuto supportare, il governo aveva adottato misure per rinviare tasse e oneri sociali fino a 340 milioni di euro, e aveva lanciato un piano fiscale di 124 milioni di euro. Secondo Bercy, senza queste misure, le società interessate sarebbero fallite schiacciate dai ritardi derivanti dal blocco del Paese. 

Daisy Boscolo Marchi

float