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La celebre casa di moda Sonia Rykiel, dopo la sottomissione ad amministrazione controllata, pronta al rilancio

L’emblematica casa di prêt-à-porter Sonia Rykiel, liquidata nello scorso
luglio, sarà rilanciata dai due fondatori del sito Showroomprivé, con
l’intenzione di “far risplendere” la marca, definita come “fiore all’occhiello del
patrimonio francese”. 

Rilancio tra diritto e comunicati aziendali

Causa mancanza di acquirenti, il Tribunale del Commercio di Parigi, aveva stabilito la liquidazione giudiziaria della marca del prêt-à-porter, in grandi difficoltà finanziarie, dopo la scomparsa della sua fondatrice, nel 2016. Dicembre corrente mese, il Tribunale del Commercio di Parigi ha deciso tra la ventina delle offerte in lizza, che avevano dimostrato il loro interesse per il recupero degli “attivi” rimanenti del marchio – ovvero, essenzialmente il suo nome, i suoi archivi e le sue rimanenze.

“Il Tribunale ha autorizzato la cessione degli attivi
della marca a profitto di Eric e Michael Dayan”, due dei quattro co-fondatori
(con David Dayan e Thierry Petit), del sito di e-commerce on-line
Showroomprivé, secondo un comunicato dei due imprenditori, pubblicato nel mese
di dicembre 2019.

“Forti del loro savoir-faire, e della loro perfetta
perizia nel settore della moda, delle marche e del digitale, i due fratelli
imprenditori dicono aver “come obiettivo di far risplendere la casa di moda
Sonia Rykiel in Francia come all’estero, essendo ancora tutt’oggi, un fiore
all’occhiello del patrimonio francese”.

“La casa di moda Sonia Rykiel, è di ritorno nel 2020, con
una nuova avventura per la marca e per i due imprenditori”, è indicato nel
comunicato, senza ulteriori precisazioni. Il prezzo dell’acquisto, anch’esso,
non è comunicato.

Nel 2018, la griffe di Saint-Germain-des Prés, fondata nel 1968, aveva registrato 35 milioni di euro di vendite, per una perdita netta di 30 milioni di euro.. Al momento del collocamento delle sue attività in amministrazione controllata, la firma di moda impiegava 131 lavoratori.

Secondo respiro 

I fratelli Dayan mettono in avanti “la loro solidità finanziaria e la loro perizia in questo settore, due valori che permetteranno loro di sviluppare e dare un secondo respiro alla marca”. Essi sottolineano anche, il fatto che la marca “avanguardista nella liberazione della donna, ritrova degli azionisti francesi”, e resta così “un fiore all’occhiello del patrimonio francese”.

Su di un piano prettamente strategico, Eric e Michael
Dayan, stimano che “questo riacquisto si inscrive nella continuità del loro
percorso imprenditoriale, due anni dopo aver lasciato la Direzione operativa
del sito”.

Showroomprivé, gruppo di destockage online, ha immagazzinato 672 milioni di euro di vendita nel 2018. Ha egualmente ridotto la sua perdita netta a 4,4 milioni di euro, rispetto il dato di -5,2 milioni di euro del 2017.

Da parte sua, la casa di moda Sonia Rykiel, celebre par
la sua maglia e righe colorate, s’appoggiava al momento della sua liquidazione,
su di una rete, in proprio, di sei boutique, così come di quattro “outlets”
(magazzini di stoccaggio), e realizzava poco più del 50% delle proprie vendite,
in Francia.

Nel 2012, quando era ancora alla testa di una delle
ultime case di moda ancora indipendenti in Francia, la creatrice di moda, Sonia
Rykiel, aveva deciso di cedere l’80% del capitale della società, al fondo
d’investimento cinese Fung Brands (divenuto poi First Heritage Brands), holding
della famiglia Fung di Hong Kong, diretta dal francese Jean-Marc Loubier.

Questo fondo, che possiede anche la marca di pelletteria di lusso Delvaux e del fornitore di calzature Clergerie – aveva raggiunto il 100% del capitale di Sonia Rykiel, inizio 2016. In sette anni, all’incirca 200 milioni di euro sono stati investiti nella marca Sonia Rykiel, da parte dei suoi azionisti.

Giovanni D’Avanzo

Bilancio sul turismo in Francia nel 2019

Nel quarto trimestre del 2019, il numero di pernottamenti, è aumentato leggermente nella Francia continentale (+ 0,8% rispetto al quarto trimestre del 2018), a seguito di tre trimestri in cui la crescita era stata più sostenuta. Come nel trimestre precedente, la crescita è stata trainata dai turisti residenti in Francia (+ 2,7%) mentre la presenza dei non residenti è diminuita (-3,8%).

Negli hotel, la presenza di non residenti diminuisce drasticamente

Secondo l’Insee, nel quarto trimestre 2019
i pernottamenti nel settore alberghiero sono aumentati dell’1,0% su base annua,
dopo il + 0,4% registrato nel trimestre precedente. I clienti residenti in
Francia sono in aumento (+ 3,9%), ma tale aumento non riesce a compensare il
calo dei turisti stranieri (-4,7%). Altro dato interessante è che gli hotel di
fascia alta (3, 4 o 5 stelle) registrano un andamento piuttosto positivo: il
numero di pernottamenti è in aumento, anche grazie alla frequentazione dei
clienti residenti in Francia (+ 6,7%). Anche i non residenti scelgono gli hotel
a 4 e 5 stelle, mentre è calata bruscamente la frequentazione degli hotel di
fascia bassa (1 o 2 stelle). La partecipazione turistica registra
sorprendentemente un calo nell’Île-de-France (-0,9%): il calo dei turisti
stranieri è particolarmente marcato (-4,9%), mentre è in aumento la presenza
nella capitale di turisti francesi (+ 3,8%). 

L’attività turistica in crescita anche a dicembre

Dopo la diminuzione della frequentazione turistica registrata nel mese di ottobre rispetto all’anno precedente, l’attività è aumentata a novembre e dicembre rispetto agli stessi mesi del 2018, segnati dalle manifestazioni dei gilets jaunes. L’aumento della clientela francese in questi due mesi consente di compensare la minore presenza di turisti stranieri (cosa che invece non succede se consideriamo i dati su base annua).

Daisy Boscolo Marchi

Jean-Michel Blanquer

Coronavirus e esame di maturità francese 2020: niente prova finale e contrôle continu

L’isolamento per il Coronavirus ha messo in dubbio la possibilità di svolgere gli esami di maturità per molti studenti. Ecco i nuovi termini annunciati venerdì dal Ministro della Pubblica Istruzione per il diploma di maturità.

Da alcune settimane milioni di studenti, a causa del coronavirus, stanno continuando i loro studi da casa, interagendo con gli insegnanti su piattaforme, e-mail e video. Per tale motivo, uno dei grandi problemi dei vari ministeri dell’istruzione dei paesi dell’Unione Europea è come far svolgere gli esami di maturità.  

Una prima risposta è arrivata in queste ore dalla Francia. Il Ministro dell’Education national  Jean-Michel Blanquer, nel corso di una conferenza televisiva, ha annunciato che al Bac (esame di maturità) 2020 non ci saranno le prove finali. Il voto, per ottenere il diploma dei  730 000 bacheliers francesi si baserà sul cosiddetto contrôle continu (valutazione dei voti), dei mesi precedenti la crisi del Covid-19. Le scelte che hanno portato il ministro dell’esagono a questa decisione sono state quelle di garantire la sicurezza sanitaria degli studenti. Inoltre,  i corsi possono “durare fino a metà giugno” per terminare il programma scolastico e assicurate “la qualità e l’equità del diploma di maturità” . 

Il compito più difficile è in mano ai docenti chiamati a svolgere questa delicata missione; dove è impossibile sbagliare la valutazione. Perché proprio attraverso il loro voto passa il futuro di molti alunni.  Professori quelli francesi che in questi giorni, sono stati in polemica con la porta parola del governo di Macron, Sibeth Ndiay per aver affermato, durante una conferenza sulla crisi degli agricoltori, che i docenti in questo momento non lavorano: “Il va sans dire que nous n’entendons pas demander à un enseignant qui aujourd’hui travaille pas compte tenu de la fermeture des écoles de traverser la France entière pour aller récolter des fraises gariguettes”

(“Inutile dire che non intendiamo chiedere a un insegnante che oggi non lavora vista la chiusura delle scuole di attraversare tutta la Francia per raccogliere fragole di gariguette”. Sono subito arrivate le scuse di madame Ndiay, ma non sono bastate a placare gli animi degli insegnanti che in questi giorni di coronavirus lavorano più delle ore scolastiche per assicurare l’istruzione agli alunni.

Battista Liserre

Settore automobilistico in Francia

Il settore automobilistico francese si mobilita per garantire il salario dei dipendenti durante il lockdown

Il Gruppo automobilistico PSA (che comprende Citroën, DS Automobiles, Peugeot, Opel e Vauxhall) ha finalizzato con le parti sociali un accordo di solidarietà affinché tutti gli impiegati vedano il loro salario mantenuto malgrado la disoccupazione parziale. I quadri rinunceranno a due giorni di vacanza, e gli altri dipendenti un giorno. 

Dopo Renault più di due settimane fa, è il turno di PSA, di
trovare un accordo di solidarietà con le principali organizzazioni sindacali.
L’obiettivo è assicurare a tutti i suoi dipendenti francesi in regime di
disoccupazione parziale il 100% della loro remunerazione: in linea con il 
dispositivo legale adottato dal Governo francese, si tratta di rinunciare a dei
giorni di vacanza, per alimentare un fondo di solidarietà, che permetterà di
compensare il mancato guadagno. Questo regime permette ai dipendenti di ricevere
solo l’84% della loro remunerazione netta, e il 70% di quella lorda. “È un
accordo che garantisce maggiore di solidarietà, anche sulla salute e sicurezza
dei dipendenti”, ha insistito Xavier Chéreau  Direttore delle Risorse
Umane del gruppo. 

Secondo l’accordo concluso, gli 11.000 quadri di PSA,
rinunceranno ciascuno a 2 giorni di vacanza, mentre gli altri 32.000 dipendenti
cederanno 1 giorno al mese di disoccupazione parziale, ovvero in totale 27.000
giorni. 

Solidarietà dei quadri 

“Si tratta di un gesto forte di solidarietà dei quadri,
così come dei salariati del terziario”, rivela il delegato della Confederazione francese generale dei quadri Anh-Quan Nguyen. Ugualmente, Franck Don, delegato della Confederazione francese dei lavoratori cristiani , si felicita anche lui, della messa a disposizione di un
tale sistema. A seguito della proposizione di PSA per la creazione di questo
fondo di solidarietà alle parti sociali, tra fine marzo ed inizio aprile, le
discussioni sono continuate, in particolare sulla modalità di gestione delle
vacanze. I direttori dei vari siti produttivi potranno imporre 6 giorni di
vacanza, durante il periodo di disoccupazione parziale, e modificare le vacanze
d’estate, sapendo che sarà garantito a ciascuno di poter prendere almeno due
settimane consecutive tra il 1° luglio ed il 31 agosto. 

Ripresa del lavoro 

Un sistema alla fine più generoso di quello di Renault,
dove la partecipazione del gruppo, si limiterà al pagamento dei contributi, e
dove potrà essere richiesto ai dipendenti di lavorare 6 giorni alla settimana,
in funzione dei bisogni. Con, anche in questo caso, la possibilità per i siti
locali di limitare a due settimane (12 giorni lavorativi consecutivi), le
vacanze estive. 

I siti industriali dei due costruttori hanno progressivamente chiuso dal 16 marzo, e gran parte dei loro lavoratori del settore terziario sono stati messi in disoccupazione parziale. Gli accordi firmati con le parti sociali, hanno riguardato anche le condizioni di ripresa del lavoro, che sarà decisa sito per sito. “Noi abbiamo messo a punto un protocollo di misure sanitarie, e l’obiettivo ad oggi è di portare tutti gli stabilimenti al massimo di questo protocollo, per essere pronti quando decideremo di ripartire”, ha indicato Xavier Chéreau.                                                                                           

Giovanni D’Avanzo 

Édouard Philippe

Coronavirus: in Francia, l’Assemblea Nazionale approva il piano del governo per la fase due

In Francia, l’ultimo bilancio sulla pandemia di COVID-19 parla di 124.575 casi identificati e 23.293 decessi in totale (14.202 negli ospedali e 8.654 in centri sociali e medico-sociali, comprese le case di cura). Lunedì, 27 aprile, ci sono stati 295 decessi negli ospedali in 24 ore (contro i 152 del giorno precedente) per un totale di 437 decessi in 24 ore. In questo clima, Édouard Philippe ha presentato, per un’ora, la strategia nazionale per uscire dall’isolamento che dura ormai da 6 settimane in Francia. Il Primo Ministro ha affermato che se il lockdown è stato un passo necessario che ha dimostrato la sua efficacia, se durasse troppo a lungo, causerebbe effetti deleteri. La strategia del governo ha un obiettivo: rilanciare il Paese, evitando una nuova ondata e si basa su tre pilastri: “proteggere, depistare, isolare”.

Proteggere: mascherine e gesti barriera 

Per il
momento, il vaccino sembra lontano, ed in assenza di un trattamento specifico e
di immunità di gregge, il Primo Ministro ricorda che sarà necessario convivere
con il virus. Si chiede dunque al cittadino di partecipare in tutta
responsabilità alla lotta contro il coronavirus, rispettando i gesti di
distanza sociale e di barriera. Sarà necessario indossare le mascherine rese
obbligatorie nei luoghi pubblici chiusi. La Francia ha incontrato una
situazione di penuria delle mascherine, per certi versi più problematica dell’Italia,
ma il Primo Ministro ha assicurato che ci saranno abbastanza maschere per
tutti, in particolare per aziende, scuole e asili nido. Per distribuirli
saranno sollecitati sindaci e prefetti, nonché “La Poste” e le farmacie. Nel
trasporto urbano, le mascherine saranno obbligatorie. Alle autorità di
trasporto verrà chiesto di non utilizzare un posto su due (autobus,
metropolitane e tram). 

Depistare: Obiettivo 700.000 test a settimana

Edouard Philippe afferma che la dottrina sui test
virologici si è evoluta e il governo seguirà le nuove direttive. L’obiettivo è
ora di eseguire 700.000 depistaggi a settimana a partire dall’11 maggio.
Saranno coperti al 100% dall’assicurazione sanitaria. In caso di test positivo,
verranno tracciati i casi di contatto del paziente, grazie ad un lavoro sul
terreno dei medici generali.

Isolare: a casa o eventualmente in strutture apposite 

Per scongiurare nuove ondate, i malati saranno isolati. Il
Primo Ministro ha affermato che spetterà ai prefetti e alle autorità locali
determinarne le condizioni: si pensa a hotel requisiti o a casa. In
quest’ultimo caso, l’intera famiglia rimarrebbe isolata. L’applicazione di
tracciamento digitale StopCovid non sarà implementata al momento e sarà oggetto
di un dibattito e di un voto specifico. 

Gestione progressiva e decentralizzata

Per la Francia, stato centralizzato per eccellenza si
tratta di una prova di grande maturità. L’allentamento del lockdown sarà
decentralizzato e dipenderà dal tasso di nuove positivi, dal grado di circolazione
del virus, dalle possibili tensioni nelle capacità di rianimazione a livello
regionale e dal grado di preparazione dei sistemi di prova e dal rilevamento
dei casi di contatto. I dipartimenti saranno classificati in base a diversi
gradi (“verde”, “rosso” …). La decisione per comprendere
quali dipartimenti potranno allentare prima il lockdown sarà rilasciata il 7
maggio.  Le autocertificazioni non saranno più richieste a partire dall’11
maggio, ad eccezione dei viaggi di più di 100 km da casa. Il viaggio
interregionale sarà limitato al contesto professionale o a validi motivi
familiari.

Scuola: si riparte pian piano

Il Primo Ministro ha confermato che il ritorno a scuola si
farà su base volontaria. Le scuole riapriranno le porte “molto gradualmente”
: dall’11 maggio si parte con le scuole materne e elementari, su tutto il
territorio nazionale, una misura per sostenere i genitori che si trovino in
difficoltà, così come i bambini per i quali la situazione a casa sia precaria.
Poi si passerà alle scuole medie e a fine di maggio verrà presa una decisione
in merito a un possibile ritorno al liceo all’inizio di giugno. Questo ritorno
in classe verrà effettuato in condizioni igieniche rigorose: non più di 15
studenti per classe, rispetto dei gesti barriera e distanza. Gli insegnanti
dovranno indossare una maschera come anche gli alunni delle scuole medie e in
alcuni casi anche quelli della scuola primaria. Non sarà necessario per i
bambini che frequentano la scuola materna. 

Continua lo smart working 

Lo smart working dovrà essere mantenuto laddove possibile
per limitare l’uso dei trasporti pubblici e delle interazioni sociali non
necessarie. Per le aziende che non sono in grado di attuare questa misura, il
governo chiede agli imprenditori orari  scaglionati per limitare il
contatto fisico tra troppi dipendenti. Anche l’uso della mascherina dovrà
essere implementato quando il distanziamento è impossibile. Per i datori di
lavoro, la misura di attività parziale rimane in vigore fino al 1 giugno. 

Sport e cultura

Non ci sarà ripresa dei campionati sportivi come in Italia,
a cominciare da quello del calcio. I cinema, i principali musei, le sale da
concerto, le sale per le funzioni e le sale polivalenti rimarranno chiusi fino
al 2 giugno. Festival e fiere che riuniscono oltre 5.000 persone non potranno
essere tenute prima di settembre. Gli sport collettivi e / o in luoghi coperti
resteranno vietati. Le attività all’aperto potranno riprendere, nei parchi e
giardini che avranno l’autorizzazione a riaprire (solo nei dipartimenti con
meno circolazione del virus). Biblioteche, mediateche e piccoli musei potranno
accogliere il pubblico dall’11 maggio. Ma non le spiagge, che rimarranno
inaccessibili almeno fino al 1 giugno.

Attività commerciali : una ripresa lenta 

I caffè e i ristoranti per il momento rimarranno chiusi e
la decisione sulla loro apertura verrà presa a fine maggio. Le imprese con
“attività non essenziali” finora chiuse, potranno riaprire e i mercati saranno
nuovamente autorizzati, se non diversamente deciso dalle autorità locali. Nei
negozi, il numero di persone dovrà essere limitato e i flussi gestiti. I
commercianti saranno in grado di consentire l’ingresso al loro negozio ai soli
clienti con mascherina. 

Al momento del voto 368 parlamentari hanno sostenuto la strategia del governo, mentre 100 deputati hanno votato contro e 103 si sono astenuti. Per concludere il suo discorso , Édouard Philippe ha ricordato che il governo avrebbe potuto comunicare la riapertura in tv o in conferenza stampa, ma ha scelto di farlo all’Assemblea Nazionale per ricordare chi sono i rappresentanti del popolo e non relegare i deputati al ruolo di commentatori.

Daisy Boscolo Marchi

Bruno Le Maire

Codiv-19 : la Francia blocca gli aiuti alle imprese con sede amministrativa nei paradisi fiscali

I paesi dell’Unione Europea, per far ripartire l’economia durante questo periodo delicato di coronavirus,  stanno pensando di adattare molteplici strategie. Per esempio, la Francia non darà alcun sostegno alle imprese con sede amministrativa nei paradisi fiscali. Questa misura è stata annunciata dal ministre de l’Economie, Bruno Le Maire, ai microfoni di franceinfo

Infatti, tutte le società basate su territori fiscali privilegiati non saranno aiutate dallo Stato francese : «Inutile dire che se una società ha sede fiscale o filiali in un paradiso fiscale, non sarà in grado di beneficiare di un aiuto economico da parte dello Stato». Secondo Le Maire, «ci sono delle regole da rispettare », perché se un’azienda non può pagare i dividendi è normale che non possa riscattare le azioni. Proprio per questa causa, molte imprese che operano nell’esagono, non saranno  aiutate dal governo di Macron;  per quello che riguarda la disoccupazione, l’annullazione delle tasse e prestiti garantiti dalla stato. Va anche ricordato, come ha indicato il presidente della Bpifrance Nicolas Dufourcq, che la Francia ha già accordato 40 miliardi di euro di prestiti statali a tutte le imprese in crisi a causa del lockdown imposto per combattere il Codiv-19.

Infatti, tutte le società basate su territori fiscali privilegiati non saranno aiutate dallo Stato francese : «Inutile dire che se una società ha sede fiscale o filiali in un paradiso fiscale, non sarà in grado di beneficiare di un aiuto economico da parte dello Stato». Secondo Le Maire, «ci sono delle regole da rispettare », perché se un’azienda non può pagare i dividendi è normale che non possa riscattare le azioni. Proprio per questa causa, molte imprese che operano nell’esagono, non saranno aiutate dal governo di Macron; per quello che riguarda la disoccupazione, l’annullazione delle tasse e prestiti garantiti dalla stato. Va anche ricordato, come ha indicato il presidente della Bpifrance Nicolas Dufourcq, che la Francia ha già accordato 40 miliardi di euro di prestiti statali a tutte le imprese in crisi a causa del lockdown imposto per combattere il Codiv-19. Questo dispositivo, già annunciato dal Presidente della repubblica il 16 marzo, per sostenere le società in difficoltà, può coprire fino a 300 miliardi di euro.

La definizione di paradiso fiscale considerata è limitata

Sono compresi 13 paesi, tra cui Panama, le Isole Vergini e le Bahamas. Ma nessun paese europeo, come Malta o Lussemburgo, paesi che praticano una politica fiscale vantaggiosa per le società e che è regolarmente al centro delle rivelazioni sugli accordi finanziari delle grandi multinazionali.
L’impatto potrebbe quindi essere limitato : per citare uno studio, si stima che l’80% dell’evasione fiscale in Francia avvenga proprio attraverso paesi dell’UE. Stati non presi in considerazione nella presente decisione, in questo caso.

Il Parlamento non ha incluso questa misura nella legge finanziaria modificativa

Nell’ambito dei dibattiti sulla legge finanziaria, sono stati votati numerosi emendamenti volti a chiedere l’inclusione di questa misura nella legge. Ma il testo finale non ha riporato gli emendamenti sui Paradisi Fiscali, motivo per il quale, per il momento restano potenzialmente possibili gli aiuti di Stato.
Il senatore e relatore della legge, Albéric de Montgolfier, respinge qualsiasi controversia: gli emendamenti in questione erano applicabili solo al fondo di solidarietà, mentre per quanto riguarda le garanzie sui prestiti, per le grandi aziende, spetterà al governo decidere.

Per le multinazionali che operano in Francia, ma dichiarano i propri profitti avrebbe potuto essere un bel colpo, ma per il momento la questione resta in sospeso. Gli stati europei maggiormente percossi dal virus, per ripartire, devono iniziare a tutelare i veri investitori dei paesi. Non le aziende, che non pagano le tasse sui dividendi incassati, le quali con i lori giochetti fiscali indeboliscono molte nazioni. E come diceva Kant “Il diritto non deve mai adeguarsi alla politica, ma è la politica che in ogni tempo deve adeguarsi al diritto”, in questo caso quello economico, per migliorare la vita del singolo cittadino.

Battista Liserre

Il gusto Olivetti nel primo store Huawei di boulevard des Capucines a Parigi

In questi giorni nella città della Dame de fer, a due passi dalla fermata metropolitana Opéra, aprirà il primo store Huawei. Nella boutique, concepita su 850 m²,  il cliente troverà le ultime novità del colosso tecnologico  cinese. Per esempio il nuovo telefono piegabile Mate Xs che si trasforma in tablet, 146.2 x 161.3 x 11mm di  dimensione e un peso di 295 grammi; con 2499 euro sarà vostro. Inoltre, attraverso la sviluppo dell’ecosistema gli apparecchi tecnologici saranno collegati tutti tra di loro. Questo luogo parigino è reso unico dal designer : un soffitto fatto di neon, un pavimento di vero legno, tavoli in marmo e vetri ovunque. 

Un italiano nella seconda metà del 1900, Adriano Olivetti, l’inventore della macchina da scrivere e del primo Pc aveva ideato il connubio tra azienda e bellezza:  «Io voglio che la Olivetti non sia solo una fabbrica, ma un modello, uno stile di vita. Voglio che produca libertà e bellezza perché saranno loro, libertà e bellezza, a dirci come essere felici!». Bellezza e libertà aveva la famosa Olivetti 22, un gioiello di modernità e design.  Portatile, elegante e leggera, conquistava il mondo. Nel 1961, grazie a questi conobbi l’azienda di Adriano aumentò il suo fatturato dell’816%. Tutte le grandi imprese tecnologiche di oggi come l’ Huawei –appunto- nella concezione dei loro punti vendita guardano al monsieur  Olivetti. Basti comparare i due punti vendita per rendersi conto del genio e del visioniamo dell’imprenditore di Ivrea, misteriosamente scomparso il 27 febbraio del 1960. 

Se vi trovate a passare al numero 9 di boulevard des Capucines nel 9e arrondissement di Parigi vi confronterete con quel gusto italico che ha sempre contraddistinto la nostra penisola.  Perché come diceva Adriano Olivetti : « La bellezza, insieme all’amore, la verità e la giustizia, rappresenta un’autentica promozione spirituale. Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici, non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà».

 Battista Liserre

Vertice Italia-Francia a Napoli: possibili scenari

Giovedì 27 febbraio si terrà a Napoli il vertice Italia-Francia. Si tratta di una buona occasione per riallacciare i rapporti tra Francia e Italia dopo anni non sempre facili, ma c’è molto di più. I rapporti tra i due Paesi potrebbero condizionare la geopolitica europea ed internazionale. In questo articolo, cerchiamo di analizzare i possibili scenari. 

C’è da aspettarsi che il Summit Francia-Italia a Napoli di giovedì non avrà come solo argomento quello della ripresa del Trattato del Quirinale. È vero, per una serie di incomprensioni tra Parigi e Roma (la maggior parte delle quali provocate da uscite poco istituzionali, provocazioni potremmo dire “liceali” e totale mancanza di lungimiranza in tema di geopolitica) il rapporto tra i due paesi si è lentamente logorato, ma il problema più grave oggi resta il quadro internazionale di grande incertezza. Sembra quindi scontato pensare che verranno trattati anche temi quali la cooperazione al bilancio europeo, la green economy, la crisi libica, la Brexit e non da ultimo, lo stato dell’Alleanza Atlantica, nella quale Francia e Italia hanno un forte peso specifico. 

Il trattato del Quirinale 

Sarà
sicuramente una questione di centrale importanza, soprattutto per
riavvicinare due paesi tra i quali le relazioni istituzionali sono praticamente
assenti dal 2017. L’idea del Trattato del Quirinale nasce infatti proprio nel
2017 quando Paolo Gentiloni e Emmanuel Macron, dopo il vertice bilaterale di
Lione, decisero di pensare ad uno strumento per consolidare le relazioni
bilaterali tra i due paesi, da sempre altalenanti e poco stabili. 

L’idea
era quella di porre in essere una cooperazione rafforzata, ed in particolare di
prevedere una tabella di marcia comune e sistematica su una serie di questioni
bilaterali nelle quali Italia e Francia hanno interessi comuni. Il
progetto subisce però una battuta d’arresto nel 2018, in particolare con
il nuovo governo Lega-M5S. Da quel momento, l’idea di una cooperazione più
attenta per la tutela degli interessi comuni, sparisce. Il summit di Napoli,
sarà sicuramente una buona occasione per rilanciare il progetto, grazie anche
al nuovo panorama politico del Governo Conte Bis, sostenuto dal Partito
Democratico che ha preso il posto della Lega Nord a seguito della crisi di
governo cominciata nell’agosto 2019. 

L’obiettivo
del Trattato del Quirinale è semplice ma ambizioso: istituire un asse
privilegiato tra Italia-Francia, asse che potrebbe essere particolarmente utile
al bilanciamento delle geometrie europee.

Il dialogo Francia-Italia per bilanciare le geometrie europee 

Non
è una novità che Francia e Italia abbiano sofferto l’egemonia tedesca
all’interno dell’Unione Europea. La stessa Germania che ha dettato ai Paesi
membri (e ancor peggio, ai paesi fondatori) i parametri da rispettare e il
modello economico da adottare, oggi è vittima del suo stesso sistema economico
scellerato e si trova indebolita dalla frenata economica e dalla profonda
crisi della Cdu e della leadership di Angela Merkel. 

Questo
scenario potrebbe essere propizio per bilanciare le geometrie europee. In
seno all’Unione Europea, Italia e Francia hanno molti interessi comuni, e
strategicamente avrebbero tutto l’interesse a collaborare : fondo salva Stati,
prospettive finanziarie pluriennali, allargamento ad Est dell’Unione Europea…
Su tutti questi temi, la Germania (ed i Paesi dell’Est che la supportano) ha
interessi diversi e spesso in competizione rispetto a quelli italo-francesi e
sarebbe il caso di creare un polo in contrasto con quello tedesco. 

Allo
stesso tempo, anche la Brexit – nonostante i suoi aspetti negativi – può essere
interpretata da Francia e Italia come una nuova occasione ed una grande
possibilità di spinta per l’integrazione europea. L’integrazione quella vera,
non la semplice integrazione economica “alla tedesca”. Questo nuovo
asse, potrebbe conferire un nuovo posizionamento ai due paesi e potrebbe
cosi facendo riuscire ad arginare la vecchia (e fallimentare) politica
europea a trazione tedesca concentrata molto sul mercato unico e poco
sull’unione politica e “sociale”.  

Il nodo dell’Alleanza Atlantica 

Quasi sicuramente anche la questione Atlantica verrà affrontata durante il summit. Non molto tempo fa, Macron aveva insistito sulla morte cerebrale della Nato. E l’Italia potrebbe avere un ruolo decisivo nei rapporti transatlantici. In un’Europa senza Regno Unito e con una Germania molto debole, l’Italia è paradossalmente il solo paese che potrebbe riequilibrare e calmare le relazioni UE-Alleanza Atlantica : per farlo, serve un grosso lavoro di diplomazia con l’obiettivo di mantenere sempre viva una prospettiva europea, senza cadere nell’errore della Francia che da un anno a questa parte non smette di cercare lo scontro.  Ma proprio in una prospettiva europea, non può esistere una UE militare forte non sostenuta dalla NATO. Certo, l’Italia ha già dimostrato di poter mitigare e smussare i conflitti internazionali in passato, ma per farlo deve uscire dall’isolamento internazionale in cui si trova dal 2018. E il summit di Napoli può essere una buona occasione.

Daisy Boscolo Marchi

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